La pratica

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Il luogo ideale per esercitarsi negli àsana dovrebbe essere il più tranquillo possibile: è indispensabile che durante le sedute nessuno, per nessun motivo, venga a disturbarci, e che i rumori esterni non ci diano fastidio.
Durante la bella stagione si possono eseguire le posizioni all’aperto, purché al sicuro da eventuali curiosi: esercitarsi all’aria aperta, nel folto di un bosco, lungo la riva di un torrente, oppure su una spiaggia solitaria, può essere un’ottima occasione per mettere a profitto un periodo di vacanza. L’esecuzione degli àsana in un ambiente che ci faccia sentire in intimo contatto con la natura, lontano da ogni artificio, è un’esperienza di eccezionale valore.
Purtroppo, per la maggior parte delle persone, la possibilità di praticare in un ambiente così favorevole è ristretta a qualche breve periodo nell’arco dell’anno, I più fortunati, che dispongono di un terrazzo o di un giardino, purché dotati di una totale privacy, potranno praticare all’aperto ogni qual volta le condizioni climatiche lo permettano: chi non ha questa possibilità dovrà fare in modo di avere tutta per sé una camera tranquilla e silenziosa dove potersi isolare. Qualora tuttavia alcuni amici desiderino praticare insieme lo yoga possono farlo: in mancanza di un maestro può ben essere un modo di aiutarsi e correggersi a vicenda. E’ importante però che non subentri alcuna forma di competitività, che falserebbe lo spirito delle sedute.
Si avrà cura che nella stanza dove si praticano gli esercizi l’aria non sia viziata: bisogna che non vi siano odori sgradevoli ed è quindi vietato fumarvi. Se le condizioni climatiche non sono proibitive e se la strada su cui si affaccia la camera non è troppo rumorosa sarà bene eseguire gli àsana tenendo la finestra spalancata: altrimenti ricordatevi di arieggiare a lungo l’ambiente prima di ogni seduta, specialmente se è usato anche come camera da letto.

L’abbigliamento

Se la temperatura dell’ambiente lo permette, potete praticare lo yoga nudi, o indossando semplicemente il costume da bagno: è importante infatti che tutte le membra siano perfettamente libere dalla costrizione degli indumenti, così che gli esercizi si possano eseguire senza impedimento. E altrettanto importante però che il corpo non abbia freddo: questo infatti, arrecando fastidio, vi impedirebbe di concentrarvi serenamente sulle tecniche, ma soprattutto limiterebbe la capacità dei muscoli di distendersi e allungarsi, il che, è invece della massima importanza.
Se l’ambiente, quindi, non è abbastanza riscaldato, l’abbigliamento ottimale è una leggera tuta sportiva di cotone, che sia però piuttosto ampia, in modo da permettere la massima libertà dei movimenti.
Prima della seduta avrete cura di togliervi di dosso ogni oggetto metallico, come orologi, catenine, bracciali, anelli: essi possono infatti ostacolare il libero flusso delle energie «sottili» nel corpo durante l’esecuzione degli asana.
Gli esercizi si possono praticare su una stuoia, un tappeto o anche una coperta opportunamente ripiegata, preferibilmente di lana bianca e comunque non di fibra sintetica. Poiché alcune posizioni si eseguono faccia a terra, la stuoia dovrà essere sempre ben pulita, per ovvi motivi igienici.
Mentre nella comune ginnastica non si dà alcuna importanza all’orientamento del corpo nello spazio, lo yoga ritiene invece che sia un elemento di primaria importanza. Del resto, le più recenti acquisizioni scientifiche riguardo agli effetti del campo magnetico terrestre sui viventi vengono a suffragare questa convinzione. Noi non ci rendiamo conto di vivere in un immenso campo magnetico, eppure il nostro corpo lo sa: basti pensare che molte specie animali, anche in assenza di qualunque altro riferimento, riescono perfettamente a orientarsi utilizzando il campo magnetico terrestre. Ciò è stato dimostrato sperimentalmente: infatti se si interferisce con il magnetismo terrestre per mezzo di un campo magnetico artificiale la capacità di orientarsi che questi animali hanno viene meno. Durante la pratica degli àsana lo yogin avrà perciò cura di volgersi verso levante nelle posizioni sedute e in piedi; nelle posizioni coricate si dovrà mettere con la testa a nord e i piedi a sud.

Quando iniziare la pratica

Non tutte le stagioni sono egualmente favorevoli a un buon inizio della pratica dello yoga. E’ opportuno evitare di accostarsi per la prima volta agli àsana nel pieno della calura estiva, quando l’afa, provocando fiacchezza, vi impedirebbe una proficua esecuzione delle tecniche. Anche l’inverno non è adatto, poiché in questa stagione la forza vitale che pervade ogni essere animato è come assopita: è quindi un periodo che non si presta ad iniziare una pratica avente per scopo il risveglio e il potenziamento di energie latenti.
Inizierete dunque a esercitarvi negli àsana in primavera oppure nell’autunno non troppo inoltrato, meglio se in un periodo di luna crescente, come vuole la tradizione.

Due sedute quotidiane

La seduta più importante, che deve in un certo modo dare il giusto tono alla vostra giornata, è quella del mattino prima di colazione. Va qui sottolineato che, in qualunque momento del giorno si pratichino gli àsana, bisogna essere a stomaco vuoto: occorre quindi che siano trascorse quattro ore da un pasto completo e due da uno spuntino. Avrete cura, prima degli esercizi, di liberare la vescica e possibilmente l’intestino. In caso di indisposizione anche leggera, come raffreddore o indigestione, dovrete astenervi dagli àsana e limitarvi a qualche posizione di riposo o rilassamento. Le donne dovranno sospendere l’allenamento durante il ciclo mestruale, in quanto alcuni esercizi presentano controindicazioni. Durante la gravidanza, finché le condizioni fisiche lo permettano, lo yoga può essere praticato regolarmente: molte posizioni costituiscono anzi un’ottima ginnastica preparatoria al parto. E’ comunque indispensabile una certa prudenza e il parere favorevole del proprio ginecologo.
La seduta mattutina potrà avere una durata di circa mezz’ora e sarà dedicata prevalentemente a tecniche stimolanti, atte a conferire vitalità ed energia per far fronte nel modo migliore alla giornata che vi attende. Il momento più indicato per la seconda seduta è quello preserale, poco prima dell’ora di cena: qui prevarrà la scelta di àsana che favoriscano la distensione. La seduta preserale potrà essere un po’ più breve di quella del mattino, attorno ai venti minuti: tuttavia, a mano a mano che il neofita impara nuove tecniche, la durata di entrambe le sedute può venire allungata, sicché dopo qualche mese la seduta del mattino può durare circa tre quarti d’ora e quella preserale mezz’ora.

Creare uno spazio sacro

Lo yoga, come tutte le importanti discipline di ricerca di sé stessi, dovrebbe iniziare con un rituale, preciso e sempre uguale, che rappresenti per gli adepti una sorta di “protezione” da ciò che è esterno e che può anche essere in un certo senso negativo.
Il rituale “circoscrive” e focalizza le energie positive, crea uno spazio “sacro” in cui il praticante può liberamente muoversi, “sacralizzando” così tutto ciò che esegue. Anche i grandi saggi di tutte le tradizioni iniziatiche insegnano che uno spazio è sacro, nel momento in cui viene dichiarato tale.
Praticando yoga in una stanza è importante anzitutto cambiare l’aria e accendere un bastoncino di incenso. Si può mettere una ciotola d’acqua ad ognuno dei quattro lati, con l’intento di purificare le quattro porte della vita: i punti cardinali. Ci si rivolge al Cielo sopra di noi e alla Terra sotto che sostiene, quindi al Sud, all’Ovest, al Nord e all’Est, con la coscienza che a Est sorge il sole, quindi è da quel punto che inizia simbolicamente la nascita dell’adepto e il suo conseguente cammino verso la conoscenza.

 



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